Bar Craja, Milano, 1930
Tipologia
Interni
Autore
Luciano Baldessari
Descrizione
Rientrato in Italia dal soggiorno berlinese (1923-26) Luciano Baldessari frequenta il ristorante Craja in via San Dalmazio in compagnia, fra gli altri, dell’industriale e collezionista d’arte Carlo De Angeli Frua, dei maestri Zandonai e de Sabata e dei pittori Massimo Campigli, Alberto Savinio e Mario Sironi. Nel 1930 Antonio Craja lo incarica ufficialmente della progettazione del nuovo Bar Craja in piazza Ferrari all’angolo con vicolo Santa Margherita.
In quest’opera Baldessari “innesta sulle radici futuriste ed espressioniste, la più seria esperienza del lessico razionale” (C. De Seta, La cultura architettonica in Italia tra le due guerre, Laterza, Bari, 1972): l’ambiente interno è strutturato sulla base di un rigoroso assetto geometrico di linee e piani ortogonali che convergevano in un ideale punto di fuga prospettico nella fontana in metalli nichelati di Fausto Melotti, collocata nella parete di fondo di fronte all’ingresso. Mentre Marcello Nizzoli realizza per la vetrina centrale un manichino di disegno futurista realizzato in lamiera di alluminio colorata e sdoppiato in due figure in modo da garantirne la visuale sia dall’interno che dall’esterno.
Alla definizione dell’assetto spaziale contribuiscono inoltre l’accostamento di piani colorati e l’uso dei nuovi materiali (metalli, cristalli, smalti, opaline). Il disegno del pavimento - con tesserine di ceramica bianca e verde e con liste nero lucido per le squadrature - riprende la stessa matrice geometrica a campiture ortogonali del soffitto luminoso in opalina bianca e squadratura rossa. L’uso del colore si ritrova anche nei diversi tipi di rivestimenti parietali: il legno lucido, l’opalina grigia e il marmo verde cipollino apuano. [G.L.C.]
In quest’opera Baldessari “innesta sulle radici futuriste ed espressioniste, la più seria esperienza del lessico razionale” (C. De Seta, La cultura architettonica in Italia tra le due guerre, Laterza, Bari, 1972): l’ambiente interno è strutturato sulla base di un rigoroso assetto geometrico di linee e piani ortogonali che convergevano in un ideale punto di fuga prospettico nella fontana in metalli nichelati di Fausto Melotti, collocata nella parete di fondo di fronte all’ingresso. Mentre Marcello Nizzoli realizza per la vetrina centrale un manichino di disegno futurista realizzato in lamiera di alluminio colorata e sdoppiato in due figure in modo da garantirne la visuale sia dall’interno che dall’esterno.
Alla definizione dell’assetto spaziale contribuiscono inoltre l’accostamento di piani colorati e l’uso dei nuovi materiali (metalli, cristalli, smalti, opaline). Il disegno del pavimento - con tesserine di ceramica bianca e verde e con liste nero lucido per le squadrature - riprende la stessa matrice geometrica a campiture ortogonali del soffitto luminoso in opalina bianca e squadratura rossa. L’uso del colore si ritrova anche nei diversi tipi di rivestimenti parietali: il legno lucido, l’opalina grigia e il marmo verde cipollino apuano. [G.L.C.]
Disegni, plastici e fotografie
POLIMI: 0 | CASVA: 5 | MART: 0
Materiali:
MATERIALI MART 1 fascicolo di documentazione sul progetto (1 documento : 1 carta), 1971, Bal.II.7
Rete degli attori
Visualizza la reteCommittente
Antonio Craja
Collaboratore/i
Luigi Figini
Gino Pollini
Marcello Nizzoli
Fausto Melotti
Ernesto Saliva
Costruttore/i

